Intervista a Paola Alviano Glaviano

A cura di Lucia Aldinucci

Paola Alviano Glaviano nasce a Roma dove si diploma al Liceo Artistico di Via  di Ripetta, successivamente frequenta la Facoltà di Architettura e la Scuola Libera del Nudo.
E’ sempre alla ricerca di nuove tecniche infatti passa dal pennello alla spatola, dal colore al bianco e nero, dalla policromia e al monocromatico con l’uso del bitume, infine dalla tela juta al cartone. Lo studio del processo chimico del riciclo è la sua fase attuale. Come lei stessa dice i cartoni diventano testimonianza di una “esistenza” precedente che, attraverso il loro riutilizzo nel trasformarli in dipinti, diventeranno eterni… come è eterna ‘Arte in sé…

Il classico che diventa moderno, che messaggio vuole dare a chi osserva le sue opere?
Il classico è immortale. Il mito è il mezzo con cui i popoli davano significato alla realtà, ma la sua caratteristica è la fluidità, il contenuto è immutabile ma aderisce alle forme dei periodi storici che attraversa, fino a diventare attuale.

Cosa rappresenta per lei l’arte del riciclo? Cosa vuole esprimere con le sue tele?
Raccogliere cartoni destinati al macero, portarli nel proprio studio e dipingervi sopra, significa fissare la vita su ciò che sembra aver esaurito la sua prima funzione, e che sarebbe destinato al macero. In questo modo, diventano testimonianza di un’esistenza precedente. I dipinti diventeranno eterni, come è eterna l’arte in sé.

Oggi, 2023, l’arte contemporanea quanto è visibile in un mondo spesso distratto, poco riflessivo e molto focalizzato sui social?
La distrazione, o meglio, il disinteresse generale nei confronti dell’arte contemporanea, è piuttosto diffuso. Le grandi mostre richiamano le masse, ma le gallerie d’arte, dopo il giorno dell’inaugurazione, sono tristemente desolate. Poi, d’altra parte, Instagram è incredibilmente saturo, e chiunque si può improvvisare artista.

I soggetti delle sue tele sono vari dai ritratti dei poeti maledetti, ai momenti di vita quotidiana, dal Caravaggio ai paesaggi, dai “suoi orizzonti” agli animali e molti altri…. sembrerebbe un viaggio che fa con attenta osservazione e ne vuol far partecipe l’osservatore. Si nota una sorta di ricerca interiore. Come nascono i suoi soggetti?
La mia è una continua ricerca, un viaggio che, anche quando sembra aver raggiunto la meta, mi trova pronta a ripartire per nuove esperienze espressive, nuove tecniche, nuovi mondi interiori. Ogni nuova esplorazione non è mai un cambiamento ma una trasformazione del vissuto precedente.

Ama il confronto con altri artisti o preferisce elaborare le sue creazioni da sola senza confrontarsi?
Esploro, guardo, osservo gli altri artisti, ma senza confronti o emulazioni. Da alcuni, che stimo particolarmente, posso trarre delle ispirazioni, ma stando sempre attenta a mantenere la mia Individualità.

Ha qualche sogno nel cassetto?
Troppo piccolo, un cassetto…..

Cosa vorrebbe ancora sperimentare, o meglio osare?
A questa domanda ho già risposto parlando della ricerca continua, che non si esaurisce mai, intervallata da momenti di stasi nei quali vivo stati d’ animo in contrasto tra loro, che inaspettatamente si trasformano in dipinti quando l’inquietudine si placa.

Cosa vorrebbe dire a quei giovani che volessero affacciarsi al mondo dell’arte?
I giovani artisti vanno incoraggiati e stimolati, non devono mai abbandonare la loro vena creativa, anche a costo di dover accettare compromessi per un guadagno garantito a fine mese.

Se volesse descriversi in pochissime parole cosa direbbe?
Basta un aggettivo: inquieta.

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